Sono stati e saranno un non luogo dove la vita, pur passando, ha sempre trovato conferma, intrecciando l’ultimo sfilaccio con quello precedente, quasi a tessere il senso.

Da un pezzo ho rinunciato a scendere nel piano del canale di livellamento, cosa impensabile un tempo. Oggi sono un pochino trascurate, impicciate da qualche cartaccia maleducata. Torneranno a splendere, ma spero non troppo illuminate, affinché non perdano il proprio spirito di luogo accogliente.

Un regalo per me.

Passi solitari nella notte di Natale in luoghi che, negli ultimi 40 anni, sono sempre stati familiari.

Qui Castelfidardo assonnata come sempre, oggi svegliata solo dalle ambulanze nel nuovo ingresso del PS.

Un tempo la chiamavamo la Porta, riferendoci alla strada che dava accesso alla zona di Solferino.

Poco prima dello scatto di questo Appunto c’è o c’era lo Speakeasy; ricordo ancora la sorpresa nello scoprirlo, io in quella zona ero di casa, accadde grazie all’intensa attività di night crawling di Luca e Flora.

Aveva luci fioche e una tavolo sulla sinistra che ci piaceva tanto.

PS: non rinuncerò all’uso, certo americaneggiante, di un’abbreviazione oggi divenuta ambigua. Si scrive XMAS e si traduce Natale. Nessuna alternativa.

Incerto sino all’ultimo.

Per la data disponibile, 12 dicembre, che solitamente dedico ad altri pensieri.

Ma SER O NO SER sembra in parte scritto per giornate come oggi. Il monologo di Amleto una vera e propria esortazione.

Grazie Xavier. Comunque.

Tra le tante suggestioni di vita che nel tempo, sovente troppo da lontano, ho sognato di condividere con te, la Fura non era mai comparsa.

Il teatro, la fotografia, il design, la città, un certo modo di andare in giro per Milano in bici di tutto questo turbinio qualcosina abbiamo messo insieme.

Ma la Fura mai. Fino ad oggi.

Chiedimi se sono felice. Anzi no, inutile.

E quello di Tersy, in Tamagno.

Sporgeva sulla via tranquilla e paciosa, ad un passo dalla frenesia del Corso.

E stata casa, tra Majella e Lazzaretto, nelle stanze infinite di una casa che non finiva più.

Le ho ancora tutte le foto che ha fatto sguinzagliata nelle sale della retrospettiva The Art side of Kartell del fuori salone 2019.

Ha girato impertinente e curiosa immersa in mille installazioni, io sempre inebriato dalla più bella.
Lei.

L’ultima volta che ne ho incontrato uno era diverso: più coriaceo rispetto ai suoi antenati di quando ero bambino. Allora mi bastava immergerli nel latte freddo di frigo e contare fino a 4e1/2: pronti al cucchiaio, non pappetta ma morbidi.

Ora, e mi sorprendo di ritrovarmi nostalgico per un semplice biscotto, sono diversi, direi che mi hanno deluso. L’appunto che evocano però no, quello no: mi parla della cucina di via della Majella, la finestra affacciava, con la vista equamente divisa, parte sul palazzo del civico due e parte su viale Abruzzi, lasciando fuori i rumori sincopati del passaggio. Le piastrelle bianche al muro, la luce del pomeriggio grigio di novembre che si avvicinava alla sera.