Che sorpresa caro Luca: il dono nel dono. La nostra amicizia che scrolla il calendario facendo tremare anche il millennio.

Poi la Notizia, le coincidenze, l’arrivo in compagnia di Gwen, l’intrufolamento, il saluto a Micol, un selfie ricordo travolto dall’emozione e finalmente la comparsa del pargolo. Evviva! Anche Dio benedica Andrea.

Dai dai dai! A nostro modo.

Ti voglio bene.

E’ la croce del Capodanno con Gwen, non ricordo l’anno.

Ci arrivai con Titti da Smarano, faticando non poco sulla strada imballata di neve. Nel bagagliaio torce, botti, spumante e panettoni per festeggiare. Gli altri salivano da Coredo con gli slittini, pregustando la discesa del ritorno.

Nonostante alcuni temi siano di “famiglia” la suggestione non è mancata in questa gita nel tempo degli orrori con Gwen.
Ho aspettato che “avesse una certa” per farle incontrare questa parte di disumanità.

Questa è una delle tante che ho compiuto a Milano, cercando di portare a piccola Gwen energia e gioia. Le è piaciuta la Kartell, forse per la famigliarità con il design che ha sempre respirato senza sapere, forse per il Nonno.

Ci siamo divertiti, lei anche in veste di fotografa a Palazzo Reale.

Fatico a scriverlo: scoperta tardivissima! Merito di Donatella, merito dell’Isola.

Gwen ne impazziva che non si faceva tempo ad arrivare a Cimillia e il sedile del mehari era una lastra zuccherina che bisognava tornare indietro a comprarle.

Anche questo sarebbe un HEIMAT.

E’ stata l’estate del pesto. Piccola Gwen diventava matta. Raccoglievamo due volte a settimana, mistero, complice l’ottima esposizione su Filzi.

Con fare da esperta selezionava le foglie, tastava il sale, aggiungeva l’olio. Sino al compimento del suo gusto preferito.

Era un rito, uno dei tanti, che ci univa profondamente.

Ma quanti ne avrò mangiati di savoiardi di Babbo Natale? Ho cominciato con NiSa e poi gli anni di Gwen.
Ne lasciavo un pezzettino, con qualche briciola e l’impronta della tazza sporca di latte sul piattino.

5 anni di amore infinito. Eri sul retro del mehari con il cappellino e i capelli lunghi che la Nonna guai a toccarteli.

Il cappellino del nonno ed io cicciobombo o meglio, per dirla alla Ernersto: “piccolo Buddha ciccione”. Antipatico!

Ti divertivi con angry birds.

Oh! Ma quel piedino…