Non dove ma quando, per questo appunto.

E’ uno scorcio di Porta Nuova in costruzione, ai tempi del Bunker, Isola bella che eri.

Lo scatto è stato testimonial del Giorno della Memoria, con la grata che cela e disvela, imprigionando la città che si trasforma.

Poi i lavori sono finiti. Anche l’Isola.

«Ma certamente!»

In molti, vivendo all’Isola, l’hanno vissuto quel periodo di mezzo fatto di boati e stridii che arrivavano fino a Lambertenghi. Di polvere e scie di fango in Borsieri, di ponti sospesi su voragini impressionanti. Minniti illuminata a giorno tutta la notte, riflessi di vetrate in movimento su vecchie persiane scrostate.

Era il segno dell’invasione, della colonizzazione svettante.

Non un grande momento per la città.

Persino la “rotonda dell’altro amore” ha mostrato segni di nervosismo.

Anche il cembalaro ha cambiato abitudini. Intervistato da Repubblica ha confessato che con il sorgere dei grattacieli fatica a ritrovare il sole nel cortile del suo laboratorio.

Ahhh… Se quei muri potessero parlare. Isola prima dell’ultima inesorabile trasformazione.

Personaggi sopravvissuti nella vecchia Milano che fu. Ormai quasi persa anche quella nei rivoli di quattrini forse malguadagnati. Nostalgici pseudo radical: la storia è sempre quella. La fame creativa vive e trasforma e tutti ad urlare: anch’io! Ne voglio anch’io! E via a stravolgere le anime di quartieri interi per occupare posti nel TO BE, senza saperne un cazzo e capirne ancora meno.

Quanti ne conosco che: “ho comprato casa all’Isola!” seeee… TI hanno comprato casa. E non ti è servito un cazzo, passa pure il tempo a lamentarti che non trovi parcheggio…