Non so quanti ne ho visti e calpestati. Tutti belli.
Bellissima è la loro scoperta, quando li raggiungi da solai impolverati di silenzio e di oblio, dove bauli di vite sostano pazienti, infastiditi da piccioni importuni.
Ci arrivi da un abbaino, ci ficchi la testa fendendo le tegole come un periscopio il mare. Sono prudentemente pericolosi, talvolta pudici come gli antennisti che nascondono i cavi sotto i coppi o le vespe nei nidi delle crepe.
Non importa da quale strada entri, se il portone è adorno di ottoni lucidi o di legno mangiato dai freni delle bici frettolose: ogni tetto sembra staccarsi proteso verso il cielo, dimenticando le proprie radici, perso dentro il cielo.
Grazie.