Le giornate mondiali per la qualunque attivano da sempre la mia ironia ma quella di oggi, Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, scosta le battute a lato e innesca una serie di riflessioni capaci di girare la giornata. In peggio.
Categoria: NON
Granaglie, sassolini. Minuzie e dettagli.
Nel bene e nel male, se scelti accuratamente, fanno la differenza.
Natale ’26, il giorno delle calamite da Graziella. Oggi torno a trovarla, ma con calma.
È stato il tema dei regali ’26: CALAMITE DA FRIGO, autoprodotte, ovvio.
Il vero regalo erano i magneti.
Con un punto di colla a caldo abbiamo ridato vita a cianfrusa alla fine del viale, ben oltre il tramonto.
Da un certo tempo, non saprei dire se un anno, rientrando a casa rinuncio volentieri alla comodità della corriera per salire a Coredo. Inizialmente era obtorto collo. Poi ci ho preso gusto, come in Colle ventoso.
Non importa se lo percorro con il cappottino di ritorno da Milano o in maglietta fuori stagione. Il sudore che compare all’altezza del laghetto, prima del tratto in ombra che precede il paese, sembra un premio.
Qui rientravo dopo il primo soggiorno dai Sini.
Veramente non c’era un altro posto dove lasciare la bambola ritrovata?
Esiste un “gruppo di ascolto” col quale condivido le inserzioni matrimoniali dell’Adige. Le trovo spassose, meglio se interpretate ad alta voce con pathos.
Alcune, nel corso degli anni di appassionato screening, hanno proprio lasciato il segno.
Mancheranno le pizze al volo facendo free-style tra il bancone e la valle che ritira la pizza della domenica sera
E’ la croce del Capodanno con Gwen, non ricordo l’anno.
Ci arrivai con Titti da Smarano, faticando non poco sulla strada imballata di neve. Nel bagagliaio torce, botti, spumante e panettoni per festeggiare. Gli altri salivano da Coredo con gli slittini, pregustando la discesa del ritorno.
Anche questa è la Valle.
Quando mi ritrovo sulla 203 su questo rettilineo mi vien voglia di fermarmi.
Con la neve, la pioggia o al montar del sole non importa.
E niente. Da un certo punto in poi ho sostituito le conversazioni sociali con la torta di mele.
Molto più di una fissa. Una certezza. come il Quadronno a Milano.
Tutto pronto per una delle ultime cene, almeno da queste parti.
Recap post cuginanza. Sprazzi di lucidità riconquistati.
Goliardia forse un filo too much.
Ma queste corse in avanti qui svelano la brace sotto la cenere.
Inizialmente smarrito, nell’ultimo mese da cugino, mi faccio un giro alla Torre per la festa estiva del paese.
Quanto l’ho amata questa fruit. A fine 2025 sta per diventare inattuale, almeno nella parte finale. Mi ha […]
Chissà cosa ne direbbe Depero.
Un appunto senza base per una base senza appunti.
Già adesso fatico a dargli un nome.
Tappa SERENA obbligatoria per ogni rientro a Coredo. Sarà il freestyle che facciamo al banco, quelle 4 chiacchiere […]
Arrivavano a sorpresa, inaspettati ma ben accolti, gli annunci d’esser di consegna.
Giro lungo o giro breve non aveva importanza: playlist e buonumore. Sempre.
Tappe preferite? Ognuna aveva il suo perchè, alcune più d’uno.
Non è disponibile alcun riassunto in quanto si tratta di un articolo protetto.
Non dove ma quando, per questo appunto.
E’ uno scorcio di Porta Nuova in costruzione, ai tempi del Bunker, Isola bella che eri.
Lo scatto è stato testimonial del Giorno della Memoria, con la grata che cela e disvela, imprigionando la città che si trasforma.
Poi i lavori sono finiti. Anche l’Isola.
Periodicamente, da decenni, ci do dentro di rasoio. Una routine, un vezzo rigorosamente invernale.
È l’occasione per rinfrescare la memoria di quella manganellata alla sfuggiasca arrivata da un zelante vice ispettore protetto e nascosto dal cordone di celere che ci separava.
35 anni e forse oltre.
Mi viene in mente Cereghini: «Casco in testa ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza sempre!».
Parole sagge, claim azzeccatissimo.
Io lo faccio col gilet. SEMPRE!
Inizia così il 12 dicembre del 2020.
Nel mezzo buio, al freddo e molto presto.
Questo dovrebbe essere un #5allesei ma non ne sono sicuro.
I Tombini, come approfondito dal bel volume di Morone in ristampa Feltrinelli, sono uno dei pochi elementi del […]
In notturna per la strada vecchia sino a Sfruz.
Sembra un semplice barattolo di vetro.
Mesi falangetti quelli che, sotto COVID, ho passato cercando di salvare la punta del mio indice sinistro da uno pseudo-monas.
Raggiungevo l’ospedale delle Valli del Noce, chiuso per il lock-down, con la farfalla piantata nel braccio attraversando la valle spettrale.
Una serie alla quale sono particolarmente legato. E’ #5allesei
Ancora non ci ho fatto l’abitudine e così me la godo la notte nonesa di novembre buttando la sguardo sul silenzio del giardino di Villa XXX.
La notte parla di gocce di condensa che picchiano su foglie secche, di impercettibili scricchiolii faineschi, di vegetazione che resiste strenua alla marcia dell’inverno.
Tutti i cieli son da guardare uno per uno, senza cercare ma facendosi trovare.
Con tazze e caffettiere di ogni forgia, posizione e modelli, insieme ad altri momenti caratteristi dell’inizio della giornata, il tormentone fotografico del “cafféeee” è andato in onda per anni con diversi spin-off tipo #quattroe15 dirottando su una raccolta di appunti con #tombini e dettagli e scorci del giorno che ancora non comincia.
Me lo dico da solo: cheffffigata!
Il potere dell’autoritratto d’autore, proprio.
Quello della Valle devo averlo scoperto durante la prima raccolta. Certe sparate di nuvole che lévati!
Mi piacerebbe riconoscere lo scorcio di bosco ma ciccia…
Esordi
Rimasti tali. Belli uguali.
Cimeli del Vitto
Non l’abbandonerò. Verrà con me anche sull’Isola.
Sarà forse un avvertimento al pericolo quello che ci colpisce dei ragni sino all’estremo della fobia?
Non volare troppo alto? Sii riverente o meglio conosci i tuoi limiti, come per Ulisse?
Un pensierino andrebbe fatto.
Il muro è del Caveau, dubbi non ce ne sono.
Vedi?
Per forza nomen omen, se scolpendra fosse lei non sarebbe certo così bella. Dal latino libra, però: bilancia.
Qui in Valle, ma non riconosco la pietra dello sfondo.
AcaxxoDURO
Nevicate, di quelle giuste. Titti e la neve.
Titti e la neve
Tra le tante incursioni nella neve.
L’inverno d’inverno. Le pesanti nevicate di questi giorni si lasciano carezzare. Lepre, direi, ma non ne ho certezza: […]
Era un paio d’anni che lo progettavo: il red-job. Ed eccolo qui, con una bacchetta magica non meglio identificata.
Natalino 2mila18!
Rannicchiato davanti la porta del Caveau mi ritrovo un passerotto malconcio, malato.
Credo avesse solo voglia di morire in fretta.
Così è stato.
Alla progressiva scoperta della Valle. I primi freddi bui e solitari del 2017.
Qui in compagnia di Titti, mitica!
Il tempo di perdere lo sguardo lo abbiamo tutti. Quello che sembra mancare è la voglia di allenarlo a vedere.
Persino nelle camminate di #5allesei si imponeva prepotente questo esercizio. Questi scorci sono microscopici frammenti di una magia che – per fortuna – ancora mi stupisce ogni volta.
La serie di scatti ultramattutini che mi ha appassionato ha trovato qui il giusto spazio nella raccolta #5allesei
Ben conservato in qualche cantuccio ancora sopravvive quello scampolo di roccia con dedica ispirata:
TU MERAVIGLIA PLACHI IL VENTO IN TEMPESTA EPPUR SEI TORMENTA RIBELLE”.
Ero al mio primo anno di Caveau, alla scoperta della Valle.
Nel girovagare a Trento, nell’intrico irritante di passaggi che non passano, di viette che s’avviluppano di sbocchi alla “tanta strada per nulla”.
Qui, dietro un angolo, quello che immagino come un fidanzato in pieno spleen decora un muro che prima non esisteva.
Il primo distributore di latte crudo della mia vita. Arco forse, roba del genere.
Una sera tardi a recuperare Greta dopo il concerto.
Ricordi. Appunti.
Sul Bulli, sulla terrazza del Franco in una timida uscita del luglio ’17, prima estate coredana.
Il bello di quando cambi mondo è la scoperta, se hai gli occhi giusti. Questo appunto ricorda il […]
Muovendomi incerto nella nuova realtà del paese che mi ospita, curioso di tutto inciampo nel primo spettacolo di teatro. Una coincidenza delle coincidenze.
A ridosso del giorno della memoria, uno spettacolo sugli orrori nazisti dal titolo «Eppure non ho paura», a Coredo. Beh…
E’ stata una esperienza doppiamente unica, perché non più ripetuta, non ripetibile.
Un po’ come la scoperta della biblioteca vecchia.
Il primo anno coredano, la prima raccolta: gli effetti benefici del freddo e del distacco milanese.
Nelle avventure di Mister One, numerosissime tra solai, cantine e spazi angusti di ogni tipo, ho sempre cercato di incontrarle tutte, le bestioline. Anche se alcune mi hanno messo alla prova, anche quando ero in borghese e non dovevo mostrare sicurezza davanti ai clienti terrorizzati.
Ne abbiamo una collezione.
Questi aracnidi sono coredani, ma il posto esatto mi sfugge.
A me sembra quello trovato nel Caveau, ma potrei sbagliarmi. Non è stato certo il primo ma ad oggi uno degli ultimi.
Appena arrivato a Coredo, settembre inoltrato. Il ritrovamento nel grande salone mattonellato psichedelico.
Liberato in giardino. Non ha mangiato il panettone, ne sono certo.
S’affacciava così quel settembre di cambiamento: ignaro di quanto sarebbe stato o di quanto sarebbe durato.
Aerei, tanti, quelli una certezza, a giocare di rimpiattino con le nuvole.
Anch’esse copiose e vagabonde.
La prima non si scorda e, quando possibile, si replica. Come accaduto nel 2025.
Che scoperte, che viaggio: persone, scorci, tecniche e panorami.
Grazie pomi!
Il primo anno coredano, secondo tempo. Frutto di una scampagnata settembrina, impossibile in corrispondenza della raccolta. O credo.
E’ stato il periodo di conversione alle Golden, che avevo sempre accantonato preferendole alle Red, folle.
Dev’essere un sottotetto o un sottoscala. Sono certo sia legato ad un momento particolare.