Sono stati e saranno un non luogo dove la vita, pur passando, ha sempre trovato conferma, intrecciando l’ultimo sfilaccio con quello precedente, quasi a tessere il senso.

Da un pezzo ho rinunciato a scendere nel piano del canale di livellamento, cosa impensabile un tempo. Oggi sono un pochino trascurate, impicciate da qualche cartaccia maleducata. Torneranno a splendere, ma spero non troppo illuminate, affinché non perdano il proprio spirito di luogo accogliente.

Che sorpresa caro Luca: il dono nel dono. La nostra amicizia che scrolla il calendario facendo tremare anche il millennio.

Poi la Notizia, le coincidenze, l’arrivo in compagnia di Gwen, l’intrufolamento, il saluto a Micol, un selfie ricordo travolto dall’emozione e finalmente la comparsa del pargolo. Evviva! Anche Dio benedica Andrea.

Dai dai dai! A nostro modo.

Ti voglio bene.

Anche rincorrendo il tempo sino alla maratona non mi riesce di trovare un Natale simile nella mia vita.

Deve ancora iniziare ma da giorni sento le campanelle delle renne dietro ogni angolo.

Persino gli algoritmi, lasciati senza briglie, interpretano le wibes alla perfezione.

E alloraaa!

Incerto sino all’ultimo.

Per la data disponibile, 12 dicembre, che solitamente dedico ad altri pensieri.

Ma SER O NO SER sembra in parte scritto per giornate come oggi. Il monologo di Amleto una vera e propria esortazione.

Grazie Xavier. Comunque.

E quello di Tersy, in Tamagno.

Sporgeva sulla via tranquilla e paciosa, ad un passo dalla frenesia del Corso.

E stata casa, tra Majella e Lazzaretto, nelle stanze infinite di una casa che non finiva più.

Non il 33, mia prima grande passione e nemmeno il 5, passione della Rossa che forse non ne aveva mai preso uno: questo è un 1 che sferraglia in Lazzaretto per la gioia di Sara. Ne girano a San Francisco, coi paralumi a campana e le panche portasabbia in legno bloccate.

Lo guida il “manetta”, o cocchiere che – spoiler – guai a distrarlo!

“Non importa dove devi andare – diceva Roberto – un passaggio dal 33 riesci sempre a fartelo dare”, era vero. Ci andavo ovunque.

Nonostante alcuni temi siano di “famiglia” la suggestione non è mancata in questa gita nel tempo degli orrori con Gwen.
Ho aspettato che “avesse una certa” per farle incontrare questa parte di disumanità.

L’ultima volta che ne ho incontrato uno era diverso: più coriaceo rispetto ai suoi antenati di quando ero bambino. Allora mi bastava immergerli nel latte freddo di frigo e contare fino a 4e1/2: pronti al cucchiaio, non pappetta ma morbidi.

Ora, e mi sorprendo di ritrovarmi nostalgico per un semplice biscotto, sono diversi, direi che mi hanno deluso. L’appunto che evocano però no, quello no: mi parla della cucina di via della Majella, la finestra affacciava, con la vista equamente divisa, parte sul palazzo del civico due e parte su viale Abruzzi, lasciando fuori i rumori sincopati del passaggio. Le piastrelle bianche al muro, la luce del pomeriggio grigio di novembre che si avvicinava alla sera.

Ben conservato in qualche cantuccio ancora sopravvive quello scampolo di roccia con dedica ispirata:

TU MERAVIGLIA PLACHI IL VENTO IN TEMPESTA EPPUR SEI TORMENTA RIBELLE”.

Ero al mio primo anno di Caveau, alla scoperta della Valle.

Nelle avventure di Mister One, numerosissime tra solai, cantine e spazi angusti di ogni tipo, ho sempre cercato di incontrarle tutte, le bestioline. Anche se alcune mi hanno messo alla prova, anche quando ero in borghese e non dovevo mostrare sicurezza davanti ai clienti terrorizzati.

Ne abbiamo una collezione.

Questi aracnidi sono coredani, ma il posto esatto mi sfugge.

da Zang non avevano orari ne’ regole.

Allora, per il titolo, l’ho ricondotto a B questo appunto: lei era ed è – tra le tante e infinite meravigliose cose – anche un vero e proprio ascensore per il patibolo. Per arrivarci – però – devi essere reo che da innocente non ci sali sul patibolo, no.

Qui si mischiano suggestioni di diverso tipo, primo tra tutti la Leggenda del santo bevitore che proprio non c’entra un cazzo di niente. Però Au revoir les enfants e il Danno si.

«È solo quando la memoria viene filtrata dall’immaginazione, che i film arrivano realmente nel profondo dell’anima»

Louis Malle

Le prime coccinelle le incontrate a Pellio, dove peraltro si incontravano bestie di ogni tipo.

Un paio sono state proprio cocciute che di arrivare in cima al dito per volare via proprio non ne avevano voglia.

Ma quanti ne avrò mangiati di savoiardi di Babbo Natale? Ho cominciato con NiSa e poi gli anni di Gwen.
Ne lasciavo un pezzettino, con qualche briciola e l’impronta della tazza sporca di latte sul piattino.