Tra le tante suggestioni di vita che nel tempo, sovente troppo da lontano, ho sognato di condividere con te, la Fura non era mai comparsa.

Il teatro, la fotografia, il design, la città, un certo modo di andare in giro per Milano in bici di tutto questo turbinio qualcosina abbiamo messo insieme.

Ma la Fura mai. Fino ad oggi.

Chiedimi se sono felice. Anzi no, inutile.

Le ho ancora tutte le foto che ha fatto sguinzagliata nelle sale della retrospettiva The Art side of Kartell del fuori salone 2019.

Ha girato impertinente e curiosa immersa in mille installazioni, io sempre inebriato dalla più bella.
Lei.

Raccolto da Gwen sulla spiaggia di Arenzano un piccolo sasso mi accompagna da non so quando, ma è certamente una vita.

A tratti lo riprendo, trovandolo ogni volta in un posto diverso, e lo infilo in tasca: è amuleto, è caldo d’amore senza eccessi. E’ Gwen.

Buffo: non ha ancora un nome suo forse per l’immenso che rappresenta.

Un giorno la troverò quella copia di Clandestino Arte dove avevo fatto pubblicare il pezzo per il giorno della tua nascita. Era dedicato al viaggio e tu eri al centro del racconto.

One way ticket meravigliosa Gwen.

5 anni di amore infinito. Eri sul retro del mehari con il cappellino e i capelli lunghi che la Nonna guai a toccarteli.

Il cappellino del nonno ed io cicciobombo o meglio, per dirla alla Ernersto: “piccolo Buddha ciccione”. Antipatico!

Ti divertivi con angry birds.

Oh! Ma quel piedino…