Sono stati e saranno un non luogo dove la vita, pur passando, ha sempre trovato conferma, intrecciando l’ultimo sfilaccio con quello precedente, quasi a tessere il senso.

Da un pezzo ho rinunciato a scendere nel piano del canale di livellamento, cosa impensabile un tempo. Oggi sono un pochino trascurate, impicciate da qualche cartaccia maleducata. Torneranno a splendere, ma spero non troppo illuminate, affinché non perdano il proprio spirito di luogo accogliente.

Un regalo per me.

Passi solitari nella notte di Natale in luoghi che, negli ultimi 40 anni, sono sempre stati familiari.

Qui Castelfidardo assonnata come sempre, oggi svegliata solo dalle ambulanze nel nuovo ingresso del PS.

Un tempo la chiamavamo la Porta, riferendoci alla strada che dava accesso alla zona di Solferino.

Poco prima dello scatto di questo Appunto c’è o c’era lo Speakeasy; ricordo ancora la sorpresa nello scoprirlo, io in quella zona ero di casa, accadde grazie all’intensa attività di night crawling di Luca e Flora.

Aveva luci fioche e una tavolo sulla sinistra che ci piaceva tanto.

PS: non rinuncerò all’uso, certo americaneggiante, di un’abbreviazione oggi divenuta ambigua. Si scrive XMAS e si traduce Natale. Nessuna alternativa.

Che sorpresa caro Luca: il dono nel dono. La nostra amicizia che scrolla il calendario facendo tremare anche il millennio.

Poi la Notizia, le coincidenze, l’arrivo in compagnia di Gwen, l’intrufolamento, il saluto a Micol, un selfie ricordo travolto dall’emozione e finalmente la comparsa del pargolo. Evviva! Anche Dio benedica Andrea.

Dai dai dai! A nostro modo.

Ti voglio bene.

Quelle partenze la volo, che sei in ritardo e scommetti che ce la farai, che lasci indietro pezzi di valigia e tanti cazzi.

Quelle che dai un calcio alla porta, riempi i polmoni d’aria fresca, inforchi i wayfarer alle 7 del mattino e la giornata diventa un lunghissimo set.

Ecco, quella roba lì, ma ancora meglio.

Da un certo tempo, non saprei dire se un anno, rientrando a casa rinuncio volentieri alla comodità della corriera per salire a Coredo. Inizialmente era obtorto collo. Poi ci ho preso gusto, come in Colle ventoso.

Non importa se lo percorro con il cappottino di ritorno da Milano o in maglietta fuori stagione. Il sudore che compare all’altezza del laghetto, prima del tratto in ombra che precede il paese, sembra un premio.

Qui rientravo dopo il primo soggiorno dai Sini.

Anche rincorrendo il tempo sino alla maratona non mi riesce di trovare un Natale simile nella mia vita.

Deve ancora iniziare ma da giorni sento le campanelle delle renne dietro ogni angolo.

Persino gli algoritmi, lasciati senza briglie, interpretano le wibes alla perfezione.

E alloraaa!

Esiste un “gruppo di ascolto” col quale condivido le inserzioni matrimoniali dell’Adige. Le trovo spassose, meglio se interpretate ad alta voce con pathos.

Alcune, nel corso degli anni di appassionato screening, hanno proprio lasciato il segno.

Uno dopo l’altro, scalette belle, rimonto i vostri scalini 25 anni dopo. Allora mi separavano da Sa Duchessa oggi dal Bastione, nuova destinazione.

Tutta la piazza è rinata, anche Salita S.Chiara è irriconoscibile, tu no: hanno cercato di aggirarti con l’ascensore ma è già in pensione, così son tornati i tuoi marmi sbeccati e sdruccioli.

Evviva.

Pur stravolta dalle orde delle nuove rotte mediterranee ancora addormentata ti riconosco.

La tua pianta semplice ma non prevedibile fatta di perpenvicoli talvolta devianti è antica, eppure non invecchia mai.

Incerto sino all’ultimo.

Per la data disponibile, 12 dicembre, che solitamente dedico ad altri pensieri.

Ma SER O NO SER sembra in parte scritto per giornate come oggi. Il monologo di Amleto una vera e propria esortazione.

Grazie Xavier. Comunque.

Tra le tante suggestioni di vita che nel tempo, sovente troppo da lontano, ho sognato di condividere con te, la Fura non era mai comparsa.

Il teatro, la fotografia, il design, la città, un certo modo di andare in giro per Milano in bici di tutto questo turbinio qualcosina abbiamo messo insieme.

Ma la Fura mai. Fino ad oggi.

Chiedimi se sono felice. Anzi no, inutile.

Tutto fantastico. Mmmf…

Nessuno sa sino a quando le ombre delle indagini si allungheranno su una certa parte dell’edilizia meneghina.

Nel frattempo, ore 9.38, altre ombre si proiettano a terra.