Nel girovagare a Trento, nell’intrico irritante di passaggi che non passano, di viette che s’avviluppano di sbocchi alla “tanta strada per nulla”.

Qui, dietro un angolo, quello che immagino come un fidanzato in pieno spleen decora un muro che prima non esisteva.

Nello scorcio settembrino verso le Varesine viale Tunisia mi ha sempre dato soddisfazioni uscendo dal reticolo delle viette del Lazzaretto dove il cielo è anch’esso costretto dai cornicioni delle case del Tibaldi.

Il viale è il grande fiume che campeggia sui piccoli affluenti, una rete capillare brulicante di umanità.
E’ segno indelebile della ferrovia che conduceva alla stazione Centrale quando ancora sostava in piazza della Repubblica.

Se non mi viene in mente oggi il dove di questo scatto figuriamoci tra un deca.

Portone è un portone, spoiler. Sarà uno dei tanti che ho vezzo di varcare per le scorribande nei cortili.

Quale?