Non c’è un cazzo da fare: non ne assaggio una da oltre un decennio eppure ce l’ho stampata sul palato la tua pizza al taglio.

E allora grazie.

Sarebbe un HEIMAT come tutte le cose dell’ISOLA ma non posso abusarne.

NiSA e Gwen ne impazzivano. Per noi durante l’ape in mehari c’era il vassoio pronto.

Un giorno la troverò quella copia di Clandestino Arte dove avevo fatto pubblicare il pezzo per il giorno della tua nascita. Era dedicato al viaggio e tu eri al centro del racconto.

One way ticket meravigliosa Gwen.

Così, tra i tanti modi di dire che usavi, mi piace ricordarti Walter. Testimone saggio e silenzioso di un mondo che capivi ma dal quale eri distante. Tu piccolo e minuto ma spalle grosse, pubblico e regista di uno spettacolo del quale forse avresti fatto a meno.

Chissà se i tuoi occhi grandi e tristi hanno mai parlato.

E le caramelline le buttavi sul bancone come un coup de théâtre, sorridendo sornione dietro i baffi grandi e grigi.

Ci sei anche tu.

Fatico a scriverlo: scoperta tardivissima! Merito di Donatella, merito dell’Isola.

Gwen ne impazziva che non si faceva tempo ad arrivare a Cimillia e il sedile del mehari era una lastra zuccherina che bisognava tornare indietro a comprarle.

Anche questo sarebbe un HEIMAT.

E’ stata l’estate del pesto. Piccola Gwen diventava matta. Raccoglievamo due volte a settimana, mistero, complice l’ottima esposizione su Filzi.

Con fare da esperta selezionava le foglie, tastava il sale, aggiungeva l’olio. Sino al compimento del suo gusto preferito.

Era un rito, uno dei tanti, che ci univa profondamente.